Storie della buonanotte per bambine ribelli

ALLE BAMBINE RIBELLI DI TUTTO IL MONDO:
sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: AVETE RAGIONE VOI.

C'era una volta una bambina che sognava... Di sposare un principe azzurro? No! Di andare su Marte!

C'era una volta... una principessa? Macché! C'era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n'era un'altra che diventò la più forte tennista al mondo e un'altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef… esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.

Elena Favilli è una giornalista e imprenditrice. Ha lavorato per Colors Magazine, RAI, Il Post, La Repubblica e McSweeney. Laureata in Semiotica all' Università di Bologna, ha studiato Digital Media a Berkeley, California. È la fondatrice e amministratrice delegata di Timbuktu Labs, una media company che crea prodotti innovativi per bambini di tutte le età.

Francesca Cavallo è autrice e regista di teatro. Esperta di innovazione sociale, ha fondato Sferracavalli , festival internazionale di immaginazione sostenibile. Nel 2011 ha fondato Timbuktu Labs con Elena Favilli di cui è direttrice creativa.

RACCONTA LA “TUA” STORIA

Ciascuna delle 100 vite raccolte in questo libro racconta una storia di coraggio, fiducia, determinazione, racconta di un sogno e del potere di cambiare il mondo. Queste pioniere, bambine e donne di ieri e di oggi, possono essere esempi per ognuno di noi, modelli da conoscere e seguire per non arrendersi mai.

ECCO LE VINCITRICI!

Bebe Vio

Beatrice Vio
Schermitrice

1997 Italia

C’era una volta una bambina che amava molto la scherma, questo sport era la sua più grande passione da quando aveva cinque anni e nulla avrebbe mai potuto fermarla. A soli undici anni la meningite le provocò una gravissima infezione a tutto il corpo, che la costrinse a letto per ben 105 giorni, dovettero amputarle braccia e gambe, ma lei riuscì a trasformare quella che poteva sembrare una disgrazia, in una conquista: riprese subito la scuola, si sottopose alla fisioterapia e alla riabilitazione motoria e dopo un anno riprese la scherma, grazie ad una speciale protesi che le permette di sostenere il fioretto poteva battersi su una sedia a rotelle. Continuando ad allenarsi duramente, vinse molte gare a livello nazionale, fino ad ottenere la medaglia d’oro ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro, in Brasile.
Ha partecipato a molti spettacoli televisivi per far conoscere gli sport paralimpici, in particolare la scherma. La sua malattia l’ha spinta a battersi per far conoscere l’importanza dei vaccini e far sì che nessun altro bambino possa correre questo rischio, rimanendo sempre forte e coraggioso qualsiasi cosa succeda.

“Non è possibile? Mi dispiace, non conosco queste parole!”

Anna Fougez

Anna Fougez
Stella del Varietà

9 luglio 1894 – 11 settembre 1966
Taranto

Una sera di tanti anni fa, in Vico Innocenti a Taranto vecchia, nacque una bimba di nome Maria Annina che fu subito abbandonata, affidata ad una balia e, infine, adottata dagli zii materni.
Amava molto cantare, ballare ed era determinata a raggiungere il suo sogno: diventare la Diva del palcoscenico. A 8 anni, infatti, sostenuta dagli zii, debuttò in un teatro di Ventimiglia; a 15 anni recitò con il grande artista Ettore Petrolini. Mentre viaggiava per l’Italia recitava, cantava e studiava.
Maria Annina, in arte Anna Fougez, sin dall’inizio della sua carriera, raccolse tanti successi in ogni palcoscenico italiano: bruna, alta, sottile, disinvolta, elegante ed eccentrica, portamento fiero e sguardo profondo; le sue doti innate stregavano il pubblico. Diventata grande, fondò una compagnia teatrale tutta sua, dando vita alla “Rivista” cioè il teatro di Varietà. Studiava e creava lei stessa le scenografie e le coreografie degli spettacoli, nei quali apparvero le prime scale imponenti e le fontane d’argento.
I costumi di scena, sempre da lei stessa ideati e disegnati nel laboratorio di sartoria allestito vicino alla sua villa, si arricchirono di piume di struzzo, sete, rasi, veli, pellicce, strass, pagliuzze d’oro vero, paillettes. Con voce soave interpretava le canzoni di cui scriveva i testi e le musiche.
Fu la diva più elegante del suo tempo, indossatrice di una moda tutta italiana, con i suoi gioielli pregevoli e le acconciature all’avanguardia, emulate da ogni donna, che mettevano in risalto la sua bellezza, la semplicità della sua forte e volitiva personalità. “La moda è il passaporto per la celebrità ed infatti io ho sempre curato una moda originale, particolare, personale, più che ho potuto”, scrisse nell'unico libro che racconta la sua storia. Anna girò anche 8 pellicole per il cinema (allora muto) nelle quali inevitabilmente mantenne il suo stile di interprete misteriosa, drammatica, passionale.
Benché testarda, severa e determinata nel lavoro, era anche spiritosissima, amichevole, sensibile e generosa, incapace di provare invidia o rancori per nessuno.
La sua carriera si svolse tra due guerre. Attraverso i suoi spettacoli, Anna volle contribuire alla emancipazione degli artisti, affinché fossero liberi di esprimere la loro arte con un impronta originale, superiore e solo italiana. Alle donne, di ieri e di oggi, lascia un esempio di orgogliosa determinazione, pioniera nell’essere moderna, indipendente, impresaria di se stessa ribaltando completamente il consueto ruolo della figura femminile nella società dell’epoca, che la vuole ancora solo moglie e madre.

“Ed eccomi soddisfatta per aver consacrata tutta la mia vita al teatro ed averne fatto alimento dell’anima”.

Fabiola Gianotti

Fabiola Gianotti
Fisica

C'era una volta una bambina che si domandava perché le stelle non ci cadono sulla testa. Lo chiedeva a tutti, ma le risposte che le davano gli adulti non le bastavano.
Sognava di diventare una grande ballerina, e studiava danza classica oltre al pianoforte. Diventata grande, dopo il liceo classico, decise di voler rispondere a quella domanda che da tanti anni le ronzava in testa: scelse di studiare fisica, la scienza che indaga la natura.
Voleva capire perché i pianeti si muovevano, come nascevano le stelle, cosa era successo alla nascita dell'universo. Tuttavia, neppure quello che aveva studiato le bastava, anzi, aveva ancora più domande di prima! Voleva a tutti i costi riuscire a rispondersi, e per questo diventò una ricercatrice, una scienziata che indaga cose che ancora nessuno conosce. La domanda che più la incuriosiva era: “Di che cosa è davvero fatto l'universo? E come funziona?” Per scoprirlo andò al CERN di Ginevra, in Svizzera, un enorme laboratorio con un grandissimo tunnel sotterraneo dove migliaia di scienziati da tutto il mondo lavorano insieme per riuscire a rispondere a queste domande.
Il CERN era il posto che più amava al mondo, e il suo lavoro la rendeva felice.
Ogni giorno le balzava in testa una domanda nuova, sempre una diversa, e questo le piaceva e la entusiasmava.
Dopo tanti anni di lavoro con i suoi colleghi, insieme riuscirono a rispondere a una grande domanda: come mai abbiamo una massa? Ossia, perché possiamo toccare una palla ma non la luce? La loro scoperta ha rivoluzionato tutta la scienza: hanno vinto tantissimi premi, ne hanno parlato tutti i giornali, e venivano invitati a raccontare del loro lavoro da ogni parte. Fabiola a quei tempi era la direttrice di un gruppo di 2000 scienziati, chiamato ATLAS, che aveva dato un grandissimo contributo alla scoperta.
Erano tutti contentissimi, ma la felicità più grande era essere finalmente riusciti a darsi una risposta. Pochi anni dopo questo grande successo, Fabiola è stata eletta direttrice del CERN.
E' la prima donna a ricoprire questo incarico di grandissima responsabilità: lei dice che è come fare il sindaco di una piccola cittadina di 12 000 scienziati!
Ancora oggi è la direttrice del centro, e continua a porsi grandi domande.
Insieme a tutti gli scienziati del CERN tenta ogni giorno di fare un piccolo passo in avanti per trovare le risposte che cerca, mantenendo sempre la grande curiosità e la passione che negli anni l'hanno spinta a non mollare mai.
Ha sempre mantenuto il suo grande amore per la musica, e si è laureata anche in pianoforte. Sostiene che l'arte e la scienza abbiano tanto in comune, a partire dalla bellezza e dall'armonia, che ancora continuano a trasportarla dal pianoforte all'indagine dell'universo!

Beatrix Potter

Beatrix Potter
Illustratrice e scrittrice

28 luglio 1866 - 22 dicembre 1943
Londra - Regno Unito

C'era una volta una bambina di nome Beatrix che viveva con la sua famiglia nel South Kensington, in Inghilterra. I Potter erano soliti trascorrere i mesi estivi in Scozia, al Lake District, per sfuggire alla calura e alla noia della città.
Qui Beatrix passava le sue giornate a scorrazzare per i sentieri di campagna e a giocare con le varie bestioline che la popolavano. Il maggiore passatempo con cui si dilettava, assieme al suo fratellino Bertram, era quello di ritrarre quegli animaletti e l'ambiente in cui vivevano.
Ma quelli di Beatrix non erano i semplici e infantili disegni di una bambina, ma delicate e raffinate illustrazioni ad acquerello, la tecnica che prediligeva.
Coniglietti, topolini, anatre, ricci animavano i suoi acquerelli, ma non solo... anche le piante e i funghi divennero oggetto della sua attenzione.
Beatrix aveva un animo curioso ed era amante dello studio e della ricerca, e le sue illustrazioni diventarono, con il tempo, sempre più precise e dettagliate.
Quando fu abbastanza grande, crebbe in lei il desiderio di andare all'università, ma all'epoca lo studio non era ancora considerato una faccenda per signorine, e i genitori si mostrarono fortemente contrariati all'idea. Nel mentre la sua governante e grande amica, Annie Moore, si era sposata e aveva avuto dei bambini. A loro, e per il loro diletto, Beatrix indirizzò moltissime storielle illustrate. In quelle lettere ci sono le prime testimonianze delle storie che l'hanno resa poi celebre in tutto il mondo.
Fu proprio la cara Annie a convincerla a pubblicare le sue storie. Lei, prima di chiunque altro, intuì che tutti i bimbi avrebbero adorato i suoi animaletti, così come avevano fatto i suoi figli.
Anche la strada per realizzare il sogno di vedere le sue storie stampate su carta fu tortuosa e in salita, non fu facile trovare un editore interessato a pubblicare una donna.
Quando finalmente vennero pubblicate, divennero subito un grande successo!
Le sue rappresentazioni di funghi e piante, così accurate, ebbero grande rilevanza per le riviste scientifiche e di botanica, ma fu con le sue bestioline di carta e acquerello che fu nota al grande pubblico. Tutti si innamorano di Peter il coniglio, degli altri animaletti disegnati da Beatrix Potter e delle loro mirabolanti avventure, che fanno sognare ancora oggi i lettori di tutte le età.

Beatrix Potter

Amalia Moretti Foggia
Medico

1872 Mantova

C’era una volta una bambina studiosa che si chiamava Amalia Moretti Foggia.
 Nasceva l’11 maggio 1872 a Mantova, primogenita di una famiglia di speziali.
Era destinata a essere la undicesima farmacista di casa.
Nella sua famiglia non mancavano personaggi curiosi come lo zio che era traduttore, meccanico, suonatore e prestigiatore. Il padre Giovan Battista, invece, oltre a occuparsi in campo chimico, traduceva opere in dialetto mantovano e teneva un diario familiare.
Amalia iniziò a studiare Scienze naturali, anziché Chimica Farmaceutica, laureandosi nel 1895.
Innamorata di un assistente di anatomia, si iscrisse a Medicina per potergli stare vicino. L’amore finì, ma lei si laureò nel 1898 diventando tra le prime donne medico in Italia.
Si stabilì a Milano dopo essere stata molti anni lontano da casa per terminare i suoi studi.
È proprio Milano la città che portò alla luce molti dei suoi successi.
 Nel 1902, diventata una pediatra, si occupò dei piccoli pazienti e anche di famiglie disagiate che conosceva presso il poliambulatorio dove lavorava e anche nel proprio studio.
Non si tirava indietro se c’era bisogno di riunire famiglie o combinare matrimoni per il bene dei più piccoli.
 Nello stesso anno si sposò con un altro dottore: Domenico Della Rovere.
Anche se la coppia non aveva dei figli, Amalia riversò il suo istinto materno verso i bambini curandoli con amore e dedizione. 
 Durante la sua carriera medica incontrò Carlo Zanicotti che era il direttore de: “La Domenica del Corriere”, conosciuto grazie a un amico di famiglia.
 Invitata a scrivere per la famosa rivista, Amalia iniziò a dar consigli medici nella rubrica: “Il parere del medico” firmandosi con lo pseudonimo di Dottor Amal.
Con molta bravura riuscì a fornire preziosi accorgimenti anche usando rimedi con erbe medicinali che conosceva bene.
 Dopo un paio di anni nasceva una nuova figura, quella di Petronilla. Una nuova avventura per Amalia, di nuovo utile nei suoi suggerimenti e ricette di cucina volte alle casalinghe che affrontavano un periodo difficile, in cui non c’era tanta ricchezza.
Grazie alla rubrica “Tra i fornelli” insegnava a fare dei piatti gustosi con pochi e semplici ingredienti che potevano essere alla portata di tutti. Lo faceva attraverso brevi racconti di vita quotidiana. Ad esempio, inventò piatti come la salsa maionese senza averla. Bastava prendere una grossa patata lessa e pestarla più volte. Aggiungere un tuorlo d’uovo, un pizzico di sale e un cucchiaio d’olio. Unire il succo di limone e non smettere di pestare il tutto finché non diventava della giusta consistenza. 
Il successo tra il pubblico della rivista fu confermato anche dal nuovo spazio de: “La massaia scrupolosa”.
 Piccolo angolo di consigli rivolto alle signore in cui dava indicazioni per una buona economia domestica.
Amalia, nonostante il periodo storicamente difficile, riuscì con le sue competenze mediche e di donna dalle mille idee e risorse a sostenere persone meno fortunate.
Moriva l'11 luglio 1947 a Milano.